Sexting: un boomerang nelle mani degli adolescenti

Partendo da un’indagine della Fondazione Foresta (1) su come la pandemia abbia cambiato gli stili di vita dei giovani (cinquemila studenti tra Veneto, Campania e Puglia), è emerso come sconvolgente l’utilizzo della pratica del sexting.

Col termine sexting (2) s’intende ogni tipo di messaggio a sfondo sessuale più o meno esplicito: immagini o video che vengono inviate, scambiate o pubblicate nei social network, note vocali o messaggi scritti di richieste o inviti sessuali.

Tutti gli studi condotti descrivono il sexting come un fenomeno sociale largamente diffuso, per quanto riguarda gli adolescenti va di pari passo con la ricerca dell’identità sessuale (tendenza spinta ed agevolata nella sua espressione dalle nuove tecnologie). A ciò però va aggiunta anche la pericolosa facilità di accesso ai dati di utilizzo e di scambio, che porta i giovanissimi all’assuefazione di visioni sessualmente esplicite, immagini, filmati e testi sul web, nonché la mancanza contestuale di divieti o altri impedimenti da parte di un adulto responsabile.

Le nuove abitudini di vita in famiglia dunque hanno indotto i giovani a scoprire la propria sessualità su internet (3) il periodo pandemico poi ha visto aumentare questo modus operandi, anche perché tanti genitori avendo i figli a casa si sentivano erroneamente più tranquilli e non andavano a controllare in che modo stessero trascorrendo il loro tempo. I dati sono inquietanti: più del doppio oggi si affida a siti di incontri (10% nel 2020-2021 rispetto al 5% di due anni prima), mentre la pornografia emerge fortemente come una nuova abitudine nelle ragazze: più del 30% ha dichiarato di collegarsi abitualmente a siti pornografici, rispetto al 15% del 2018-2019, e un aumento parallelo dell’autoerotismo. Da qui alla pratica del sexting e cybersex il passo è corto: raddoppiati proprio in quest’ultimo anno rispettivamente del 34% e 6%. Questo massiccio utilizzo di internet, che ha interessato anche la scoperta della propria sessualità, è sfociato in una maggior frequenza di atti di cyberbullismo: solo in quest’ultimo anno di lockdown è aumentato del 40% per le ragazze e del 25% per i ragazzi. (4)

Di sostanziale importanza è l’assenza tra i giovani di informazione sulle conseguenze del fenomeno e la tendenza a considerare il proprio corpo come qualcosa di esterno, di non personale né privato, di parziale e modificabile (con strumenti di editing grafico o filtri, ad esempio). Manca inoltre completamente la consapevolezza che in questo modo divulgano ed assecondano lo scambio di materiale pedopornografico, in cui sono i protagonisti incondizionati, diventando contemporaneamente vittime e carnefici.

Il Sexting è il culmine, il paradosso, l’autogol peggiore che si possa fare; è ragionevole ritenere che le conseguenze psicologiche del sexting siano analoghe a quelle di altri fenomeni: diminuzione dell’autostima, insorgenza di episodi depressivi o di sintomi ansiosi, paura, frustrazione, problemi scolastici e/o familiari, fino ad arrivare ad idee autolesionistiche e suicidarie o alla vera e propria messa in atto di tali comportamenti. Si tratta di situazioni gravi che hanno notevoli ripercussioni sullo sviluppo psicofisico: cosa accade in questi casi?

Stanchezza, paura e paura di addormentarsi, di sognare, si desidera fluttuare via ed uscire dalla propria testa, dal proprio corpo, un corpo che non si sente più proprio, si ha la sensazione che non lo sia mai stato, e nello stesso tempo ci si sente imprigionati dentro esso, sporchi, con l’unico desiderio di dimenticare, cancellare e di non voler mai aver spinto quel maledetto clik…

Durante il lockdown, a seguito dell’abuso dei dispositivi elettronici, gli adolescenti hanno accentuato la loro già pesante immersione in un mare di suoni caotici ed eccessivi, che arrivano al cervello incanalandosi nelle orecchie; allo stesso modo i loro occhi si sono riempiti di immagini di ogni tipo e colore. Il loro spazio sociale, d’incontro e di apprendimento è diventato Internet, il loro modo di comunicare è legato al mondo dei social e delle chat, da cui possono accedere facilmente attraverso il loro onnipresente cellulare.

I cambiamenti corporei previsti dall’infanzia all’adolescenza sono sempre stati delle sfide evolutive, la tappa conclusiva prevede l’ultima sfida: la mentalizzazione corporea, cioè pensare al proprio corpo e non pensare il corpo. Pensarci è una cosa, pensarlo è altra ardua cosa perché significa tentare di rappresentarlo nel suo insieme, nonché dargli un significato relazionale, sociale, sentimentale, erotico, generativo ed etico. Questa mentalizzazione per l’adolescente di oggi coincide con la costruzione mentale di un’immagine, di una rappresentazione ricca, modificata, falsata e profonda da condividere e “regalare” (5).

Il distanziamento sociale imposto ha autorizzato questa modalità malata che non tiene in considerazione la prima tenera esperienza del contatto, quel primo incontro che attiva tutti i sensi, ma predilige la tecnologia e la fuoriuscita del corpo dal corpo, così da cadere sempre di più in una “schizofrenia sessuale” che conduce alla promiscuità e all’oggettivazione di se stessi: ci si vede come un pezzo di carne e non come una persona, come un’immagine (a volte anche modificata) priva di emozioni, sensibilità ed intelligenza.

Dunque per la generazione dei nativi digitali scattare una foto con lo smartphone e condividerla è un gesto naturale, una consuetudine, farlo a sfondo sessuale è un azzardo ludico.

Ma come aiutare i nostri ragazzi? Come far capire loro oltre dove non bisogna spingersi per non mettersi nei guai?

Innanzitutto individuandoli, spesso sono i più sensibili, i più fragili e con un bisogno estremo di approvazione familiare e sociale. Non sono necessariamente figli di situazioni familiari problematiche o di genitori assenti, anzi può capitare che abbiano un eccessivo quanto opprimente senso del dovere, e del divieto (il famoso “guai a te”). E’ fondamentale cogliere il momento in cui si attiva un certo pensiero, quella precoce curiosità, quella necessità di agire, quel bisogno di libertà e trasgressione che poi inesorabilmente li imprigiona in loro stessi. Senza privarli completamente della tecnologia, bisogna supervisionare e stimolare in loro il pensiero critico per valutare le conseguenze e alimentare l’amore in se stessi nel senso organismico del termine. Infine proteggerli da loro stessi spiegando che tali immagini restano visibili a vita, e che chiunque, anche in futuro, può diffonderle in una replica senza tempo.


(1) Https://disalute.it/sesso-al-tempo-del-covid-come-sono-cambiate-le-abitudini-nei-giovani/

(2) Si tratta di un neologismo abbastanza recente derivato dalla fusione di due parole inglesi: sex (sesso) e texting (inviare messaggi elettronici).

(3) https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/stili_di_vita/2017/05/11/ansa-ragazzi-sempre-più-soli-web-fa-da-padre-

(4) https://www.itgiorno.it/cronaca/pornografia-donne-raddoppio-1.6348753

(5) È una tendenza preoccupante – spiega Roberta Giommi, psicologa a capo dell’Istituto Internazionale di Sessuologia – che espone ragazzini e ragazzine immaturi alla sessualità di consumo saltando le prime, fondamentali esperienze come baci e carezze”.

Pubblicato da Claudia Marrosu

Psicologa Umanistica, specializzata in età evolutiva ed adolescenza. Sociologa Organizzativista

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