Un anno di DAD. Com’è andata? I risultati

La domanda è lecita, così come è necessario trovare la risposta al di là delle opinioni e sensibilità personali. Ebbene: non è stata un’esperienza positiva, almeno non per 7 persone su 10 secondo l’indagine dell’Istituto Nazionale delle Ricerche Demopolis. Attraverso un sondaggio, Demopolis ha raccolto opinioni e vissuti dei genitori con figli minori (5-17 anni) e degli insegnanti italiani dopo 12 mesi di emergenza Covid.

L’indagine è stata condotta per l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile , su un campione demoscopico stratificato di 2.004 intervistati, statisticamente rappresentativo dell’universo della popolazione italiana maggiorenne.

I dati che vengono offerti mettono ancora una volta in luce la necessità di garantire relazioni in presenza per il benessere dei più giovani e per l’apprendimento stesso.

«L’indagine – spiega il direttore dell’Istituto DemopolisPietro Vento – conferma il costo sociale ed evolutivo imposto dall’emergenza e dalla chiusura prolungata delle scuole su bambini e ragazzi, con effetti consistenti sull’incremento delle disuguaglianze e della povertà educativa tra i minori nel nostro Paese. Nell’anno del Covid, un vastissimo orizzonte di normalità relazionale, di dinamiche sociali, di occasioni di apprendimento è stato precluso ai minori. L’83% dei genitori testimonia come l’aspetto maggiormente negativo nella didattica a distanza, per bambini e ragazzi, sia stata l’assenza di relazioni con i compagni». (Fonte: https://fondazionecarisbo.it/)

In buona sostanza infatti:

  • per la maggior parte delle persone, la DAD non garantisce un accesso adeguato a tutti gli studenti;
  • l’orario della DAD non ha una durata congrua;
  • I principali problemi rimasti irrisolti sono la distrazione dei ragazzi durante le lezioni, la sottovalutazione delle condizioni straordinarie di vita e della situazione emotiva dei ragazzi;
  • Nella DAD l’elemento maggiormente negativo percepito dagli studenti è stata l’assenza di relazioni con i compagni insieme alla tendenza ad isolamento ed abbandono della vita sociale;
  • La responsabilità della crescita dei minori è di tutta la comunità per ben il 71% delle persone coinvolte, con una crescita considerevole di tale opinione nel tempo ( si veda la figura in basso).

Quest’ultimo dato sollecita noi tutti – da genitori, insegnanti, professionisti e cittadini – a prendere una doverosa posizione in merito, al fine di contrastare la situazione in essere altamente dannosa per la popolazione dei piccoli e dei giovani.

«In quest’ultimo anno la didattica a distanza ha tenuto in piedi un’idea di scuola seppur con molte difficoltà per famiglie, ragazzi e insegnanti – commenta Marco Rossi-Doriavicepresidente di Con i Bambini –. Come emerge chiaramente dall’indagine, oltre ai deficit di accesso e inclusività, una preoccupazione diffusa riguarda il contesto emotivo e relazionale di bambini e ragazzi. Dobbiamo recuperare la dimensione affettiva e di socialità perché l’esperienza vissuta con grande responsabilità da bambini e ragazzi è pari solo a quella dei loro bisnonni. Non può essere però solo un compito della scuola, in generale l’educazione dei minori è una responsabilità di tutta la comunità. Ed è una consapevolezza che, come conferma il sondaggio, cresce rapidamente nel Paese. Occorre implementare e consolidare patti educativi, alleanze nel tempo tra scuola, famiglie, civismo educativo e istituzioni locali, per uscire da questa crisi ma soprattutto per costruire una società più equa, matura e responsabile». (Fonte: https://fondazionecarisbo.it/)

Rimandiamo alla lettura e alla condivisione del report di Demopolis:

Se ti interessano studi ed evidenze che riguardano l’infanzia e l’adolescenza riferiti al periodo emergenziale, leggi gli articoli qui: https://comunicatopsi.org/category/infanzia/

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