Apprendimento e terapia in natura

 

Un interessante studio su immaginario infantile e natura (1) ha indagato il modificarsi delle ambientazioni nei film della Disney e della Pixar, prendendo in considerazione un intervallo di tempo di settant’anni e la relativa filmografia. Gli autori hanno analizzato la biodiversità e il suo cambiamento in più di sessanta pellicole, nei termini di quella che viene definita “Green Nature”; tra le scenografie nella natura selvaggia e la scelta delle specie animali rappresentate, hanno notato notevoli differenze.

Fino a qualche decennio fa, ogni famiglia aveva un parente o conoscente coinvolto in attività agricole e questo poneva i bambini a contatto, se non proprio con la natura selvaggia, almeno con la possibilità di rappresentarsi mentalmente un immaginario rurale e non solo urbano. Oggi la situazione è differente, in quanto la relazione con questi ambienti è mediata perlopiù dalla pubblicità, da immagini reperibili nel web e da programmi televisivi tematici. 

Paradossalmente è facile notare come, al tempo stesso, l’interesse dei media per i temi della salvaguardia ambientale negli ultimi decenni sia enormemente aumentato. Ci troviamo quindi nella curiosa situazione di batterci per un ambiente di cui i nostri figli avranno una frequentazione occasionale o, nella peggiore delle ipotesi, che non vedranno mai, la cui percezione verrà perlopiù esperita in forma di realtà virtuale, certamente suggestiva dal punto di vista fotografico, ma priva di odori, profumi, umidità e calore. 

Dopo una breve rassegna di studi a sostegno della loro ipotesi, gli autori dello studio evidenziano come l’intrattenimento dei bambini sia sempre più delegato ai videogiochi, alla televisione e ai computer e come questa disconnessione dall’ambiente naturale sia nociva anche ai fini di uno sviluppo della coscienza su temi ambientali.

I bambini familiarizzano con la natura prevalentemente attraverso i media e, tra questi, la filmografia Disney, rappresenta un veicolo ricco di esempi e suggestioni. Tuttavia la ricerca mette in evidenza che negli anni è statisticamente diminuita la biodiversità rappresentata nei film, indipendentemente dall’evoluzione del marketing della casa madre. Accanto ad una riduzione della biodiversità, i film hanno introdotto una maggior quantità di immagini della natura addomesticata, come le ambientazioni rurali, ma soprattutto hanno prevalso le scenografie in ambienti urbani. La causa di questa tendenza, secondo i ricercatori, è da attribuirsi ad un progressivo impoverimento delle cognizioni sulla natura da parte dei registi. Questa e altre tendenze della modernità rischiano di disconnettere i bambini e gli esseri umani, in genere, dal rapporto con natura. In qualità di psicologi possiamo affermare che passare del tempo all’aperto in contesti puliti e liberi dall’urbanizzazione può apportare soltanto benefici, in diverse dimensioni dello sviluppo cognitivo, dell’apprendimento e del benessere generale.

La prevalenza di orizzonti aperti, come possiamo ammirare in riva al mare o sopra un costone che ne contempli l’ampiezza; di linee curve, di ampie macchie di colori uniformi o lentamente degradanti in tonalità vicine, come anche di configurazioni frattali dei vari elementi della natura, che possiamo osservare ad uno sguardo più attento, possiedono un effetto potentemente rilassante, ben diverso dagli effetti che possiamo incontrare a fronte della percezione di linee spezzate o verticali, sovrapposizioni rapide e continue tra figura e sfondo, che necessitano di repentini accomodamenti della profondità della visione e di focalizzazioni dell’attenzione su target frequentemente mutevoli. Sembrerebbe che, nel corso dell’adattamento evoluzionistico dell’uomo, tale propensione ad esercitare la vista di fronte alla naturale conformazione geologica dell’ambiente, abbia favorito l’orientamento, il controllo dello spazio e l’abilità nella caccia e quindi la sopravvivenza. 

Ma non solo la vista gode delle manifestazioni della natura: è stato ripetutamente dimostrato che suoni come il vento, l’acqua che scorre o i versi degli animali, sono preferiti all’orecchio umano ai suoni di origine antropica, mentre un maggior ristoro generale deriva dai suoni provenienti da ambienti naturali e rurali, o da ciò che possiamo udire all’interno di un giardino botanico. In sintesi l’assimilazione fisiologica degli effetti multisensoriali dovuti all’esposizione alla natura avviene per l’azione, perlopiù inconsapevole, di tutti i sensi, come confermano i risultati di una review australiana del 2017 (2).  È stato dimostrato, ad esempio, che ascoltare il canto degli uccelli ha un effetto diretto sul recupero della conduttanza della pelle, un indice normalmente utilizzato nella misurazione sperimentale dello stress. Allo stesso modo, in queste condizioni, sono stati rilevati effetti di riduzione delle concentrazioni di cortisolo salivare e della frequenza cardiaca. 

Gli effetti benefici che possiamo trarre dallo stare in natura sono molteplici e ampiamente documentati, mentre gli ambiti del disagio e della malattia ai quali potrebbero applicarsi i percorsi di cura ed educazione in natura non pongono limitazioni o controindicazioni. Dall’outdoor education ai percorsi di immersione nella natura, sia bambini che adulti con problematiche diverse, possono ottenere notevoli effetti: nell’apprendere i primi e nell’affrontare i loro disagi i secondi, come molti studi confermano (3) (4) (5) (6) (7) (8) (9).

Perché questo avvenga è tuttavia necessario modificare i dispositivi che stanno intorno a queste attività, sia nell’apprendimento che nella terapia, rinunciando alle sicurezze che la tradizione ha trasmesso fino ad oggi: le mura della classe o il “lettino” del terapeuta, inaugurando modalità diverse e adattamenti nuovi a contesti, tuttavia, dall’enorme potenziale.


(1) Prévot-Julliard AC, Julliard R, Clayton S. Historical evidence for nature disconnection in a 70-year time series of Disney animated films. Public Underst Sci. 2015 Aug;24(6):672-80. doi: 10.1177/0963662513519042. Epub 2014 Feb 10. PMID: 24519887.

(2) Atchley RA, Strayer DL, Atchley P. Creativity in the wild: improving creative reasoning through immersion in natural settings. PLoS One. 2012;7(12):e51474. doi: 10.1371/journal.pone.0051474. Epub 2012 Dec 12. PMID: 23251547; PMCID: PMC3520840

(3) Franco LS, Shanahan DF, Fuller RA. A Review of the Benefits of Nature Experiences: More Than Meets the Eye. Int J Environ Res Public Health. 2017 Aug 1;14(8):864. doi: 10.3390/ijerph14080864. PMID: 28763021; PMCID: PMC5580568.

(4) Picton C, Fernandez R, Moxham L, Patterson CF. Experiences of outdoor nature-based therapeutic recreation programs for persons with a mental illness: a qualitative systematic review. JBI Evid Synth. 2020 Sep;18(9):1820-1869. doi: 10.11124/JBISRIR-D-19-00263. PMID: 32813402.

(5) Freeman C, Waters DL, Buttery Y, van Heezik Y. The impacts of ageing on connection to nature: the varied responses of older adults. Health Place. 2019 Mar;56:24-33. doi: 10.1016/j.healthplace.2019.01.010. Epub 2019 Jan 25. PMID: 30690279.

(6) Corazon SS, Sidenius U, Poulsen DV, Gramkow MC, Stigsdotter UK. Psycho-Physiological Stress Recovery in Outdoor Nature-Based Interventions: A Systematic Review of the Past Eight Years of Research. Int J Environ Res Public Health. 2019 May 16;16(10):1711. doi: 10.3390/ijerph16101711. PMID: 31100773; PMCID: PMC6572302.

(7) Bratman GN, Anderson CB, Berman MG, Cochran B, de Vries S, Flanders J, Folke C, Frumkin H, Gross JJ, Hartig T, Kahn PH Jr, Kuo M, Lawler JJ, Levin PS, Lindahl T, Meyer-Lindenberg A, Mitchell R, Ouyang Z, Roe J, Scarlett L, Smith JR, van den Bosch M, Wheeler BW, White MP, Zheng H, Daily GC. Nature and mental health: An ecosystem service perspective. Sci Adv. 2019 Jul 24;5(7):eaax0903. doi: 10.1126/sciadv.aax0903. PMID: 31355340; PMCID: PMC6656547.

(8) Emami E, Amini R, Motalebi G. The effect of nature as positive distractibility on the Healing Process of Patients with cancer in therapeutic settings. Complement Ther Clin Pract. 2018 Aug;32:70-73. doi: 10.1016/j.ctcp.2018.05.005. Epub 2018 May 24. PMID: 30057062.

(9) Becker C, Lauterbach G, Spengler S, Dettweiler U, Mess F. Effects of Regular Classes in Outdoor Education Settings: A Systematic Review on Students’ Learning, Social and Health Dimensions. Int J Environ Res Public Health. 2017 May 5;14(5):485. doi: 10.3390/ijerph14050485. PMID: 28475167; PMCID: PMC5451936.


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One thought on “Apprendimento e terapia in natura

  1. Per esperienza personale, confermo quanto espresso in questo articolo. Nella estate del 2017, ho trascorso, insieme a mio moglie, una vacanza a Rhemes Notre Dame, in Valle d’ Aosta : una decina di giorni che sono rimasti impressi nei miei ricordi. Furono giornate bellissime, anche per lo spettacolo a cui assistevo durante le lunghe passeggiate. Mi sentivo avvolto nella natura fra larici, pini secolari, cespugli di ginepri, prati con tanti fiori. Un giorno, all’improvviso, è apparso uno scoiattolo che si è fermato ad osservarci: pochi istanti ed è scomparso nel bosco. Il nostro cammino era accompagnato dal canto di uccelli che parevano salutarci; raggi di sole scaldavano il mio corpo e la mia anima. Dinnanzi a me torreggiavano le montagne che, per vederle nella loro maestà, dovevo rivolgere gli occhi al cielo terso, mentre ci accompagnava la dolce melodia di un torrente a tratti impetuoso, a tratti calmo. Un giorno ci recammo in un rifugio e, nonostante il timore di cadere, riuscii a salire, passo, dopo passo e a giungere alla meta. Avevo trovato il coraggio necessario per affrontare la salita, perchè lo spettacolo della natura, mi aveva tranquillizzato. Quel coraggio che, secondo lo scienziato israeliano, Yadin Dudai, si trova nell’area subgenuale, una zona profonda del cervello situata fra i due lobi.
    Rientrati in hotel, mi soffermai ad ammirare ancora lo scenario che mi affascinava, che vedevo dalla finestra e, giunta la sera, ero felice, perchè avevo sentito e compreso il linguaggio di Dio.
    Un grande Dono per me, un sopravvissuto.
    Loris Mauro

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