Ti occupi di qualcuno? Ecco come occuparti (anche) di te

Nel pieno dell’emergenza da Covid-19 i numeri scorrono continuamente per aggiornamenti sui contagi, sui malati che hanno bisogno di assistenza in ospedale o in terapia intensiva e su chi è guarito. Ci  sono però anche altri numeri che invece sono sempre passati in sordina: chi assiste i malati cronici a casa, chi assiste i bambini diversamente abili, e tutti quei genitori che si sono visti abbandonati per la chiusura dei centri per la riabilitazione dell’età evolutiva. Si tratta di un’intera categoria che non è stata presa in considerazione nel periodo pandemico, tutte quelle persone che si occupano 24 ore su 24 del familiare disabile: i Caregiver.

A marzo, come è noto, sono stati chiusi anche tutti i centri di riabilitazione e le Onlus per disabili, sono state interrotte tutte le terapie che facevano i bambini con disturbi: dallo spettro autistico alla sindrome di Down, dal disturbo di apprendimento ad altri disturbi dello sviluppo, e tutte le innumerevoli patologie dell’età evolutiva che hanno bisogno di una costante terapia. Questi bambini e ragazzi si sono trovati imprigionati dentro le mura domestiche, e spesso ciò è stato vissuto come  una “punizione” in quanto molti di loro non capivano il motivo per cui non potevano andare più a scuola né in terapia, dove sapevano di trovare persone professionali, preparate ed affettuose dalle quali venivano stimolati e motivati, e delle quali si fidavano e trovavano conforto.

Lo stop improvviso ha fatto ricadere tutto il peso della disabilità sui Caregiver, in questo caso i genitori.      

Da un servizio ANSA (1) (Settembre 2020) Sofia Donato, la portavoce del Comitato Caregiver Familiari, ha denunciato le ricadute dell’emergenza da Covid-19 sui disabili, ritenendo che il costo psico-sociale della pandemia è stato altissimo proprio per i caregiver che si sono dovuti occupare di ogni servizio alla persona disabile; il lockdown infatti ha interrotto tutto tranne le loro esigenze, e la chiusura ha accentuato i loro bisogni a causa di una pesante regressione a cui un po’ tutti sono andati incontro.

Purtroppo inoltre  è stato anche evidenziato che con le riaperture di maggio, mentre per tutti è ricominciata una vita quasi normale, per il caregiver e le persone con disabilità le cose non sono tornate come nel periodo pre-pandemico, in quanto le strutture di riabilitazione hanno riaperto solo parzialmente o non hanno riaperto affatto. Molti centri sono stati riaperti ad orari o servizi ridotti e con obbligo di dispositivi di protezione (mascherine) controproducenti alla riabilitazione stessa per molte disturbi come, ad esempio, lo spettro autistico, in cui è necessario il contatto fisico ed emotivo ed è fondamentale la mimica facciale proprio per l’approccio pedagogico. Ciò che emerge e che produce sconcerto è che nel momento della riapertura si attendeva un atteggiamento differente. Per la scuola, ad esempio, i  mesi di stop dovevano bastare per organizzare ingresso ed assistenza idonei per bimbi e ragazzi con disabilità, e invece si sono trovati totalmente impreparati sia nella gestione del rientro in classe sia nel reclutamento delle insegnanti di sostegno.

I caregiver hanno dovuto combattere su vari fronti, tra questi anche la gestione dell’ansia e della cattiva e talvolta scorretta informazione causata spesso dall’eccessiva esposizione (“infodemia”) che può indurre stress e panico. L’informazione accurata ha un ruolo cruciale tanto per il controllo dell’infezione e la riduzione della sua diffusione, quanto nella gestione della paura e dell’incertezza. Sapere cosa fare aiuta le persone a sentirsi rassicurate e protette, e favorisce comportamenti sani.

Cosa poter consigliare alle persone che con coraggio, h 24, seguono ed assistono bambini e adulti con disabilità?

I consigli sono molti ma cerchiamo qui di concentrarli in punti:

  • Cercare di mantenere il più possibile la normale routine quotidiana
  • Cercare di trovare il tempo per  attività piacevoli, anche singoli momenti di relax che facciano ritrovare se stessi e per potersi concentrare sugli aspetti positivi della propria vita e sulle cose che si possono controllare
  • Fondamentale è il sostegno di amici e familiari: il supporto reciproco può consentire dei momenti di svago fuori dalle mura domestiche, durante i quali ci si può impegnare in tecniche di riduzione dello stress e attività fisica
  • Non trascurare le proprie esigenze di base come mangiare, idratarsi e possibilmente dormire regolarmente, per ottimizzare la capacità di prendersi cura di se stessi e di conseguenza essere in grado di farlo per gli altri
  • Trovare il modo di fare delle pause e rimanere in contatto con altre persone, in modo da ridurre il senso di isolamento, e rimanere aggiornati affidandosi sempre a fonti di informazione affidabili
  • Infine esercitarsi ad ascoltare se stessi e a ridurre con l’ansia con tecniche di respirazione, rilassamento o esercizi a proprio piacimento, e se si ha la sensazione di un aumento dello stress, parlarne con qualcuno.

[1] https://www.ansa.it/ansa2030/notizie/diritti_uguaglianze/2020/09/23/coronavirus-caregiverper-disabili-il-lockdown-non-e-finito_20c0cde1-0f65-46eb-99fb-4d3472b4af3b.html

Per rimanere aggiornati su questo blog:

Diffondi anche tu la conoscenza e il benessere!
Se hai trovato utile questo articolo, condividilo con i tuoi cari e chiedi loro di fare altrettanto.

Pubblicato da Claudia Marrosu

Psicologa Umanistica, specializzata in età evolutiva ed adolescenza. Sociologa Organizzativista

One thought on “Ti occupi di qualcuno? Ecco come occuparti (anche) di te

  1. L’emergenza sanitaria, provocata dalla pandemia Covid 19, si sta rivelando, sempre di più, come una emergenza sociale, che provoca danni incommensurabili. Il tema, affrontato da Claudia Marrosu, riguarda una criticità, più diffusa di quanto si possa immaginare. I cargiver , le persone, che si devono occupare dei propri figli o dei propri congiunti, in momenti così complessi, come attuali, devono affrontare una ulteriore emergenza.
    E’ difficile per tutti cercare di trovare un equilibrio psico-fisico, quando l’isolamento sociale viene imposto, da necessità, e spesso da provvedimenti legislativi, a volte non ben calibrati. Non è difficile immaginare quanto lo sia per creature affette da disabilità mentali.
    Penso ai portatori della sindrome di Down che, proprio per la natura cromosomica, tendono ad una spiccata socialità e faticano a comprendere le restrizioni a cui sono sottoposti, privandoli del lavoro, della scuola e della frequentazione di amici. Non capire, significa, soffrire, una sofferenza condivisa con chi si prende cura di loro.

    E’ ESSENZIALE, il sostegno a questi nuclei familiari, da parte degli amici che possono svolgere una funzione preziosa, sia per i caregiver, che per i disabili. Queste mie affermazioni sono basate su esperienze reali, perchè io stesso sono testimone, del triste fenomeno, affrontato nell’articolo di Claudia. E sono felice di potere essere di aiuto ad un amico, affetto da una disabilità mentale e ai suoi eccellenti caregiver. Il contatto continuo con questo amico, sia di persona, che tramite telefonate, lo fa sentire meno solo e gratifica anche la mia Anima. Colgo l’occasione che per ricordare che fare del bene, significa farsi del bene. E, mai, come in momenti così cupi, come quelli attuali, tutti possiamo essere portatori di bene.
    Conosco bene queste dinamiche, e il ruolo dei carigever, da cui ho ricevuto tanto, nel momento più drammatico della mia vita.

    Loris Mauro

    Piace a 1 persona

Rispondi a Loris Mauro Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: